Anche la liberal New York volta le spalle ai democratici

La risicata vittoria dei repubblicani alle elezioni di midterm ha portato in dono, dopo quattro anni di egemonia democratica, la riconquista della Camera dei Deputati. Una tribuna strategica che permetterà ai deputati del Grand Old Party di imporre quella “nuova direzione” annunciata da Kevin McCarthy, il leader californiano dei conservatori moderati attualmente in predicato (sempre Trump permettendo…), di prendere il posto di Speaker al posto della molto liberal (e molto discussa) Nancy Pelosi.

Per la Casa Bianca un problema non da poco. Dalla Camera i repubblicani potranno bersagliare efficacemente Biden e avviare gli annunciati procedimenti sull’inglorioso ritiro dall’Afghanistan, sulla gestione della pandemia e, ciliegina sulla torta, indagare sugli interessi del figlio del presidente in Ucraina. Ma questa non è l’unica grana per i democratici. Anzi.

Dall’analisi dei risultati emergono altri problemi e altre incognite. Tra tutte il crollo dei liberal in una delle loro principali roccaforti, lo Stato di New York.  Risultato: quattro seggi persi (e uno ancora in bilico) a vantaggio dei conservatori, giusto lo scarto necessario per l’affermazione del GOP a Washington.  Un’ondata che Biden aveva cercato di fermare impegnandosi in prima persona per sostenere la governatrice Kathy Hochul, una figura modesta succeduta al ben più potente e capace Andrew Cuomo, liquidato nell’estate 2021 per un’opaca storia di molestie sessuali.

Uno sforzo inutile come confermano i freddi numeri. La Hochul ha racimolato solo un 53 per cento dei voti battendo di misura il trumpiano Lee Zeldin ma ha perso negli strategici seggi situati nei distretti più poveri, più disperati. Ed è indicativo che proprio nelle periferie i democratici paghino lo scotto più alto. Le politiche liberal si sono dimostrate imponenti a fronteggiare l’ondata di violenza che avvolge da anni la metropoli: nel 2021 gli omicidi hanno toccato quota 488 (il 67 per cento in più del 2017, l’anno più tranquillo dell’ultimo ventennio), la microcriminalità e le gang imperversano ovunque e persino la metropolitana, antico vanto della “grande Mela”, è ormai in larga parte una zona off limits. In più dopo l’emergenza covid la macchina comunale è in affanno e i servizi pubblici sono decisamente carenti mentre la situazione economica è divenuta drammatica, i prezzi immobiliari sono vorticosamente cresciuti mentre la disoccupazione tocca il 6 per cento, il doppio della media nazionale.

A queste emergenze i democratici hanno risposto in modo contradditorio. L’anno scorso hanno conquistato il municipio con Eric Adams, l’ex poliziotto afroamericano campione della sicurezza ma poi la governatrice si è rifiutata di fornire i fondi extra per la polizia richiesti dal sindaco aprendo l’ennesima diatriba all’interno di un partito sempre più dilaniato tra l’ala radical guidata dalla deputata Alexandria Ocasia Cortez — assolutamente ostile alle forze dell’ordine — e i settori moderati vicini ad Adams.

Non paga la Hochul a febbraio di quest’anno ha cercato di ridisegnare i collegi elettorali, ritagliandoli a suo gradimento con un’evidente penalizzazione dei candidati repubblicani. Una forzatura che persino il molto progressista “New York Times” ha bocciato in pieno prevedendo, come è stato, l‘annullamento della proposta da parte della magistratura. Ironia della sorte è toccato al giudice Janet DiFiore, una democratica a tutto tondo, respingere in tribunale il piano della governatrice motivandola come “una aperta violazione la Costituzione e della volontà degli elettori”.

Su queste premesse non era difficile prevedere i risultati di novembre. Malinconicamente Sean Patrick Maloney, il regista della campagna democratica, ha dovuto ammettere “l’incapacità del partito a parlare agli elettori delle periferie”. Come il resto dell’America anche New York è sempre più lacerata e divisa.